Autostima e amicizia
Devo cambiare per piacere ai miei amici?

Con loro stai bene. Ridete, vi raccontate cose, avete ricordi che basta una parola per far tornare.
Poi capita che prendano in giro qualcosa che ti piace. Una serie, la musica che ascolti, il modo in cui ti vesti. Tu ridi insieme agli altri, ma la prossima volta quell’argomento lo tieni per te.
Oppure vorresti dire che una battuta ti ha dato fastidio. Stai per farlo, poi pensi: «Magari rovino tutto».
Quanto posso essere me stesso e continuare a far parte del gruppo?
Quando piacere diventa un lavoro
Ogni amicizia ci cambia un po’. Scopri una canzone perché qualcuno te la fa ascoltare. Provi un’attività che da solo avresti ignorato. Cambi idea durante una conversazione. Con un’altra persona, il tuo mondo si allarga.
Altre volte ti ritrovi a controllare ogni cosa. Prima di parlare immagini la reazione degli altri. Dici che qualcosa ti piace perché piace a loro. Accetti un’uscita che preferiresti evitare. Dopo ripassi quello che hai detto per capire se hai fatto una figuraccia.
Sto scoprendo qualcosa di me, oppure sto cercando di rendermi accettabile?
Essere scelti e sentirsi vicini
Puoi avere tante persone con cui uscire e fare fatica a trovare qualcuno a cui raccontare ciò che ti preoccupa. Puoi anche avere un gruppo piccolo e una persona con cui riesci a dire: «Questa cosa mi imbarazza», senza preparare prima una versione di te più convincente.
Rachel Narr e colleghi hanno seguito 169 ragazzi dai 15 ai 25 anni, distinguendo la forza delle amicizie strette da quanto fossero scelti come compagnia dal gruppo più ampio.
Le amicizie strette durante l’adolescenza predicevano un aumento della stima di sé e una diminuzione dei sintomi di ansia e depressione negli anni successivi. Essere molto scelti dal gruppo più ampio mostrava invece un’associazione con maggiore ansia sociale nella prima età adulta.
Avere molti amici non è quindi qualcosa da evitare: lo studio osserva associazioni, senza dimostrare cause. Ci invita a distinguere il riconoscimento del gruppo dalla vicinanza di un legame.
Che cosa c’entra l’autostima?
L’autostima riguarda il valore che riconosci a te stesso. Nella vita quotidiana quel valore può finire appeso a cose concrete: chi ti cerca, chi ti invita, chi ride alle tue battute.
Se qualcuno prende in giro un tuo interesse, puoi cominciare a vergognartene. Se sei sempre quello che cerca gli altri, puoi chiederti se hai qualcosa in meno.
Una possibile lettura della ricerca è che un’amicizia stretta offra occasioni per sentirsi conosciuti e considerati. È un’interpretazione: lo studio non dimostra questo meccanismo.
Pensa alla differenza tra ricevere attenzione quando fai divertire tutti e riceverla anche quando sei silenzioso, hai un dubbio o la pensi diversamente. Nel secondo caso puoi trovare spazio per parti di te che altrove tieni nascoste.
Posso dire qualcosa di diverso?
«A me quel film è piaciuto.»
«Stasera preferisco fare altro.»
«Su questa cosa la penso diversamente.»
Che cosa succede dopo?
Magari scherzate, poi ti ascoltano. Magari discutete. Un disaccordo può diventare una conversazione.
Se invece ogni differenza porta a umiliazioni, minacce di esclusione o pressioni, prendi sul serio quello che accade. Una singola discussione racconta un episodio. Quello che si ripete racconta qualcosa del rapporto.
E se sto cambiando io?
Puoi voler bene ai tuoi amici e desiderare cose nuove. Prima passavate ore a giocare insieme; oggi vorresti uscire, fare musica, conoscere altre persone.
Puoi provare a dirlo: «Mi manca fare qualcosa insieme. Ultimamente ho voglia di cose diverse: troviamo qualcosa che piaccia a entrambi?».
A volte nasce un nuovo modo di stare insieme. A volte il legame diventa meno intenso. Puoi cercare nuove amicizie mentre capisci che posto hanno quelle di prima.
Un po’ di spazio prima di reagire
Una battuta ti ferisce. Arrivano il calore sul viso, il pensiero «sono ridicolo» e la voglia di rispondere o sparire.
Con la mindfulness ti eserciti a riconoscere questi passaggi: ciò che senti, ciò che pensi, ciò che vorresti fare.
Provare vergogna ed essere sbagliato sono due cose diverse.
La meditazione allena questa osservazione: porti l’attenzione al respiro, ai suoni o agli appoggi del corpo; quando ti distrai, riconosci dove è andata la mente e torni. Ogni ritorno è un’occasione per esercitare attenzione e un atteggiamento meno duro verso te stesso.
La ricerca offre anche indicazioni sui benefici: una meta-analisi del 2022 su bambini e adolescenti ha rilevato piccoli miglioramenti di ansia/stress e capacità di mindfulness rispetto ad altre attività di confronto. Gli autori considerano però le prove complessivamente di bassa qualità e non conclusive; negli studi con controlli successivi nel tempo non sono emersi benefici significativi. Questo risultato riguarda programmi strutturati; non dimostra che una breve pratica migliori da sola autostima o amicizie.
Dentro una relazione, l’obiettivo di questo allenamento è fare una pausa, ascoltare ciò che accade e scegliere come rispondere. Puoi esplorare se ti aiuta a trovare le parole per dire «questa battuta mi ha ferito», oppure ad accorgerti che stai rinunciando a qualcosa che ti piace per paura del giudizio.
Se prese in giro o esclusione si ripetono, affianca a questa risorsa il sostegno di un adulto di fiducia o di uno psicologo.
E tieni con te una domanda:
«In questa amicizia, quanto spazio c’è anche per me?»
In Mindfulness · Spazio Consapevolezza
Fonti
Narr, R. K., Allen, J. P., Tan, J. S., & Loeb, E. L. (2019). Close Friendship Strength and Broader Peer Group Desirability as Differential Predictors of Adult Mental Health. Child Development, 90(1), 298–313. Online dal 21 agosto 2017.
doi:10.1111/cdev.12905
Dunning, D. et al. (2022). Do mindfulness-based programmes improve the cognitive skills, behaviour and mental health of children and adolescents? An updated meta-analysis of randomised controlled trials. Evidence-Based Mental Health, 25, 135–142.
doi:10.1136/ebmental-2022-300464
