Le qualità della meditazione che ci permettono di guarire
Le qualità della meditazione che ci permettono di guarire
Testimonianza, comprensione, presenza, accettazione, centratura, pazienza e fiducia: sei qualità interiori che la meditazione può coltivare e che possono sostenere il nostro percorso di guarigione e crescita personale.
Riflessioni ispirate agli insegnamenti di Krishnananda e Amana contenuti nel libro A tu per tu con la paura.
Introduzione
Quando pensiamo alla meditazione, immaginiamo spesso una tecnica da apprendere o un esercizio da praticare.
Con il tempo, però, possiamo accorgerci che la meditazione non ci trasforma semplicemente perché impariamo a meditare meglio. Al contrario, la sua forza risiede soprattutto nelle qualità interiori che coltiva gradualmente e che modificano il nostro modo di entrare in relazione con pensieri, emozioni ed esperienze.
Tra queste qualità, Krishnananda e Amana ne individuano alcune particolarmente importanti: testimonianza, comprensione, presenza, accettazione, centratura, pazienza e fiducia.
Non si tratta di obiettivi da raggiungere o di stati speciali da conquistare. Piuttosto, sono possibilità che emergono naturalmente quando impariamo a fermarci, ascoltare e osservare con maggiore consapevolezza ciò che accade dentro di noi.
Per questo motivo, la meditazione può essere vista non soltanto come una pratica, ma come un percorso di trasformazione interiore.
1. Essere testimoni
Quando proviamo dolore, ansia, paura o disagio, la reazione più immediata è spesso quella di voler cambiare ciò che stiamo vivendo.
Vorremmo eliminare la sofferenza, risolvere il problema oppure allontanare le sensazioni che ci disturbano.
La meditazione ci propone una strada diversa.
Possiamo fermarci.
Possiamo osservare.
Possiamo restare.
Con il tempo scopriamo che dentro di noi esiste uno spazio più ampio delle emozioni che attraversiamo. Le emozioni continuano ad essere presenti, ma non coincidono più completamente con ciò che siamo.
Diventiamo il cielo che contiene il temporale, non soltanto il temporale.
In questo modo, la qualità della testimonianza ci permette di osservare l’esperienza senza esserne completamente travolti, sviluppando una maggiore capacità di stare con ciò che accade.
Di conseguenza, impariamo a riconoscere che non siamo i nostri pensieri, né le nostre emozioni, ma anche lo spazio che può accoglierli.
2. Comprensione
Quando smettiamo di fuggire da ciò che proviamo e iniziamo ad osservare con attenzione, qualcosa cambia.
Gradualmente, la comprensione prende il posto del giudizio.
Molte delle nostre reazioni, paure e difficoltà non nascono perché c’è qualcosa di sbagliato in noi. Spesso, invece, esiste una parte della nostra esperienza che chiede semplicemente di essere vista, ascoltata e riconosciuta.
La meditazione rende lo sguardo più morbido.
Perciò passiamo dalla critica alla curiosità e dall’autocondanna alla comprensione.
Inoltre, impariamo a guardare ciò che accade con maggiore gentilezza.
Quando arriva la comprensione, spesso arriva anche un senso di sollievo.
Infatti, ciò che viene accolto e riconosciuto smette gradualmente di dover gridare per attirare la nostra attenzione.
3. Presenza
La presenza rappresenta il cuore della pratica meditativa.
Essere presenti significa incontrare questo momento così com’è.
Non come vorremmo che fosse.
Non come pensiamo dovrebbe essere.
Semplicemente così com’è.
A volte il presente è piacevole.
Altre volte è difficile, confuso o doloroso.
Eppure la pratica non ci chiede di scegliere quali esperienze accettare e quali rifiutare.
Piuttosto, ci invita a sviluppare la capacità di restare in contatto con ciò che è vivo in questo momento.
Ogni volta che la mente si allontana, possiamo tornare con gentilezza all’esperienza presente.
Così facendo, la presenza diventa una forma di intimità con la vita stessa.
4. Accettazione
L’accettazione è spesso fraintesa.
Molte persone pensano che significhi approvare tutto ciò che accade oppure rinunciare al cambiamento.
In realtà, accettare significa vedere chiaramente la realtà prima di cercare di modificarla.
Una parte significativa della sofferenza nasce dal conflitto con l’esperienza.
Viviamo qualcosa e, contemporaneamente, pensiamo che non dovrebbe accadere.
L’accettazione scioglie gradualmente questa lotta interiore.
Di conseguenza, possiamo incontrare ciò che c’è con maggiore onestà e apertura.
Paradossalmente, proprio quando smettiamo di forzare il cambiamento diventa possibile una trasformazione autentica.
Per questo motivo, l’accettazione non rappresenta una rinuncia, ma il primo passo verso un cambiamento più profondo.
5. Centratura
Con la pratica impariamo gradualmente a restare in contatto con le sensazioni senza reagire immediatamente.
Da questa capacità nasce la centratura.
Non significa che le difficoltà scompaiano o che non ci saranno più momenti di instabilità.
Piuttosto, significa sviluppare un punto di riferimento interiore più stabile.
Un luogo da cui osservare, respirare e rispondere invece di reagire automaticamente.
Anche quando la vita porta sfide, cambiamenti o incertezza, la centratura ci aiuta a rimanere radicati.
Le onde continuano ad arrivare.
Tuttavia non siamo più costretti a lasciarci trascinare da ognuna di esse.
Così scopriamo una maggiore libertà nel modo in cui rispondiamo agli eventi.
6. Pazienza e fiducia
Viviamo in una cultura che valorizza la velocità, il risultato immediato e il miglioramento continuo.
La meditazione ci insegna una temporalità diversa.
Ci ricorda che le trasformazioni più profonde richiedono tempo.
Come un seme che germoglia sotto terra.
Come una ferita che lentamente guarisce.
Come un albero che cresce stagione dopo stagione.
Molto di ciò che la pratica produce avviene in silenzio, spesso senza che ce ne accorgiamo.
Per questo è necessaria la pazienza.
Tuttavia la pazienza è inseparabile dalla fiducia.
Fiducia nel processo.
Fiducia nella vita.
Fiducia nella possibilità che non tutto debba essere controllato.
Possiamo imparare a lasciare spazio, respirare e attendere.
Nel frattempo, qualcosa continua a maturare dentro di noi, anche quando non riusciamo a vederlo chiaramente.
Conclusione
Forse la meditazione non consiste nel diventare qualcuno di diverso.
Forse consiste nel riconoscere una dimensione di noi che è già presente.
Uno spazio capace di osservare, comprendere, accogliere e attendere.
Uno spazio che non è definito dalle nostre paure, dalle nostre difficoltà o dai nostri pensieri.
La pratica meditativa ci offre semplicemente l’opportunità di tornare, ancora e ancora, a questo luogo interiore.
Un luogo silenzioso, stabile e vivo.
Da questo spazio può nascere una relazione più autentica con noi stessi e con la vita.
Ed è proprio qui che, spesso, inizia la guarigione interiore.
Fonte di ispirazione
Krishnananda e Amana, A tu per tu con la paura. Vincere le proprie paure per imparare ad amare.
